La palestra non è una gomma da cancellare

Mangiare 1000 calorie può richiedere pochi minuti. Consumarle può richiedere ore! Ma il vero problema è un altro: abbiamo iniziato a credere che il movimento serva soltanto a compensare quello che mangiamo.
Nulla di più sbagliato!

Qualche tempo fa mi sono imbattuta nella storia di un personal trainer americano che aveva deciso di fare un esperimento piuttosto curioso.

Dopo una giornata in cui aveva ingurgitato circa 10.000 calorie, si si diecimila! si è posto la domanda:
“Riuscirò a bruciarle tutte domani?”
Detta così sembra quasi una sfida divertente.
Peccato che il giorno dopo abbia scoperto che qualsiasi fisiologo dell’esercizio avrebbe potuto anticipargli: mangiare 10.000 calorie è estremamente più semplice che consumarle.

Molto più semplice.
Drammaticamente più semplice.

Perchè per mangiare 10.000 calorie servono alcune ore, qualche pasto particolarmente abbondante e una certa dose di entusiasmo gastronomico.

Per consumarle, invece, servono ore e ore di attività fisica, fatica, sudore, tempo e una determinazione che rasenta l’ossessione.

Eppure la cosa che mi ha colpito di questa storia non è stata la difficoltà dell’impresa.

Era prevedibile.

La cosa che mi ha colpito è che moltissime persone continuano a pensare che il corpo funzioni davvero così.

Il nostro cervello è pessimo a stimare le calorie.

Facciamo un gioco.
Una pizza margherita in compagnia
Quanto tempo richiede?
Dieci minuti?
Quindici?
Venti se siamo particolarmente chiacchieroni.
Un aperitivo estivo?
Mezz’ora.
Un gelato dopo cena?
Cinque minuti scarsi.
Ora proviamo a fare il percorso inverso.
Quanto tempo serve per consumare quell’energia?
la risposta è quasi sempre molto più di quanto immaginiamo.

Il problema è che il nostro cervello è bravissimo a sottostimare ciò che mangiamo e altrettanto bravo a sovrastimare quello che consumiamo.

E’ un meccanismo stremamente umano.

Se corriamo quaranta minuti ci sembra di aver fatto qualcosa di enorme.

E in effetti lo abbiamo fatto.
Ma non necessariamente dal punto di vista calorico.

Due ore contro centosessantotto!

Una delle frasi che sento più spesso in studio è:
“Ma io vado in palestra”
Ed è vero. Bravi!
Molte persone vanno davvero in palestra.
Due volte a settimana.
Tre volte se sono particolarmente costanti.

Facciamo due conti.
Una settimana è composta da 168 ore.
Se ti alleni due volte a settimana per un’ora, hai dedicato al movimento circa 2 ore.
Se ti alleni tre volte a settimana per un’ora, siamo a 3 ore.

TRE ORE su 168…

Tradotto in percentuale significa meno del 2% del tuo tempo settimanale.
Per il restante 98% della settimana continui a vivere.
Lavori.
Dormi.
Ti sposti.
Cammini.
Mangi.
Prendi decisioni.
Costruisci abitudini.

Ed è proprio li che si gioca gran parte della partita.
Non dentro la sala pesi.

La palestra non è il problema

A questo punto qualcuno potrebbe pensare:
“Quindi la palestra serve a poco.”

NO.

Assolutamente no.
Qui nasce il più grande equivoco.

Se l’attività fisica servisse soltanto a consumare calorie sarebbe una selle medicine meno efficienti del mondo.

Fortunatamente non serve a questo.
O almeno non serve principalmente a questo.
Serve a costruire massa muscolare.
Serve a migliorare la sensibilità insulinica.
Serve a proteggere le ossa.
Serve a migliorare l’umore.
Serve a ridurre il rischio cardiovascolare.
Serve a migliorare la qualità del sonno.
Serve a mantenere autonomia e forza negli anni.
Serve a viviere meglio.

E già questo dovrebbe bastare.

Quando riduciamo tutto alle calorie perdiamo il significato delle cose.

Forse il vero problema nasce quando iniziamo a guardare il movimento come una forma di espiazione.
Mangio.
Compenso.
“Sgarro.”
Recupero.
Pizza.
Tapis roulant.
Dolce.
Ellittica.
Aperitivo.
Due chilometri in più.
Come se il corpo fosse un conto corrente.
Come se ogni scelta dovesse essere immediatamente compensata da una contro- scelta.
Ma il corpo non funziona così.

E soprattutto non merita di essere trattato così.
Perchè quando riduciamo l’attività fisica a una semplice operazione matematica le togliamo dignità.

La trasformiamo in punizione.
In una tassa da pagare.
In un obbligo.
E tutto questo la rende inevitabilmente meno sostenibile.

Un messaggio che riguarda anche noi professionisti.

Questa riflessione non riguarda solo i pazienti.
Riguarda anche noi professionisti.
perchè a volte rischiamo di cadere nello stesso errore.

Il nutrizionista che riduce tutto al peso.
Il personal trainer che riconduce tutto alle calorie bruciate.

Il risultato è identico.
Si perde di vista l’obiettivo.

La salute.
La funzionalità.
La composizione corporea.
Il benessere.
La qualità della vita.
Gli anni che abbiamo davanti.

Se comunichiamo soltanto numeri, finiamo per convincere le persone che il loro corpo sia soltanto numeri.

E sappiamo bene che non è così.

Una corsa non serve a cancellare una pizza.
Serve a costruire un corpo più forte e più sano di quello che avevi ieri.

Forse dovremmo cambiare domanda

Forse invece di chiederci:
“Quante calorie ho bruciato?”
Dovremmo iniziare a chiederci:

Sono più forte?
Mi muovo meglio?
Mi sento più energico?
Dormo meglio?
Ho meno dolore?

Sto costruendo un corpo che mi permetterà di vivere bene anche tra dieci, venti o trent’anni?

Perchè sono queste le domande che contano davvero.

Il problema non è che 2 ore a settimana di palestra siano poche.

Il problema è aspettarsi che due ore possano compensare tutto il resto.
Perchè il corpo non è un conto corrente.
E l’attività fisica non è una punizione per quello che mangiamo, o per chili che abbiamo.
E’ una forma di cura.
E forse dovremmo ricominciare a considerarla per quello che è.

Non una gomma da cancellare.
Ma uno degli strumenti più potenti che abbiamo per prenderci cura di noi stessi.


Dott.ssa Martina Parisella
Biologo Nutrizionista

“Il cibo è cura, relazione e ascolto”

Fondi (LT)
Via Piave 16
Piazza del Cardinale 26

Mangiare 1000 calorie può richiedere pochi minuti. Consumarle può richiedere ore! Ma il vero problema è un altro: abbiamo iniziato a credere che il movimento serva soltanto a compensare quello che mangiamo.
Nulla di più sbagliato!

Qualche tempo fa mi sono imbattuta nella storia di un personal trainer americano che aveva deciso di fare un esperimento piuttosto curioso.

Dopo una giornata in cui aveva ingurgitato circa 10.000 calorie, si si diecimila! si è posto la domanda:
“Riuscirò a bruciarle tutte domani?”
Detta così sembra quasi una sfida divertente.
Peccato che il giorno dopo abbia scoperto che qualsiasi fisiologo dell’esercizio avrebbe potuto anticipargli: mangiare 10.000 calorie è estremamente più semplice che consumarle.

Molto più semplice.
Drammaticamente più semplice.

Perchè per mangiare 10.000 calorie servono alcune ore, qualche pasto particolarmente abbondante e una certa dose di entusiasmo gastronomico.

Per consumarle, invece, servono ore e ore di attività fisica, fatica, sudore, tempo e una determinazione che rasenta l’ossessione.

Eppure la cosa che mi ha colpito di questa storia non è stata la difficoltà dell’impresa.

Era prevedibile.

La cosa che mi ha colpito è che moltissime persone continuano a pensare che il corpo funzioni davvero così.

Il nostro cervello è pessimo a stimare le calorie.

Facciamo un gioco.
Una pizza margherita in compagnia
Quanto tempo richiede?
Dieci minuti?
Quindici?
Venti se siamo particolarmente chiacchieroni.
Un aperitivo estivo?
Mezz’ora.
Un gelato dopo cena?
Cinque minuti scarsi.
Ora proviamo a fare il percorso inverso.
Quanto tempo serve per consumare quell’energia?
la risposta è quasi sempre molto più di quanto immaginiamo.

Il problema è che il nostro cervello è bravissimo a sottostimare ciò che mangiamo e altrettanto bravo a sovrastimare quello che consumiamo.

E’ un meccanismo stremamente umano.

Se corriamo quaranta minuti ci sembra di aver fatto qualcosa di enorme.

E in effetti lo abbiamo fatto.
Ma non necessariamente dal punto di vista calorico.

Due ore contro centosessantotto!

Una delle frasi che sento più spesso in studio è:
“Ma io vado in palestra”
Ed è vero. Bravi!
Molte persone vanno davvero in palestra.
Due volte a settimana.
Tre volte se sono particolarmente costanti.

Facciamo due conti.
Una settimana è composta da 168 ore.
Se ti alleni due volte a settimana per un’ora, hai dedicato al movimento circa 2 ore.
Se ti alleni tre volte a settimana per un’ora, siamo a 3 ore.

TRE ORE su 168…

Tradotto in percentuale significa meno del 2% del tuo tempo settimanale.
Per il restante 98% della settimana continui a vivere.
Lavori.
Dormi.
Ti sposti.
Cammini.
Mangi.
Prendi decisioni.
Costruisci abitudini.

Ed è proprio li che si gioca gran parte della partita.
Non dentro la sala pesi.

La palestra non è il problema

A questo punto qualcuno potrebbe pensare:
“Quindi la palestra serve a poco.”

NO.

Assolutamente no.
Qui nasce il più grande equivoco.

Se l’attività fisica servisse soltanto a consumare calorie sarebbe una selle medicine meno efficienti del mondo.

Fortunatamente non serve a questo.
O almeno non serve principalmente a questo.
Serve a costruire massa muscolare.
Serve a migliorare la sensibilità insulinica.
Serve a proteggere le ossa.
Serve a migliorare l’umore.
Serve a ridurre il rischio cardiovascolare.
Serve a migliorare la qualità del sonno.
Serve a mantenere autonomia e forza negli anni.
Serve a viviere meglio.

E già questo dovrebbe bastare.

Quando riduciamo tutto alle calorie perdiamo il significato delle cose.

Forse il vero problema nasce quando iniziamo a guardare il movimento come una forma di espiazione.
Mangio.
Compenso.
“Sgarro.”
Recupero.
Pizza.
Tapis roulant.
Dolce.
Ellittica.
Aperitivo.
Due chilometri in più.
Come se il corpo fosse un conto corrente.
Come se ogni scelta dovesse essere immediatamente compensata da una contro- scelta.
Ma il corpo non funziona così.

E soprattutto non merita di essere trattato così.
Perchè quando riduciamo l’attività fisica a una semplice operazione matematica le togliamo dignità.

La trasformiamo in punizione.
In una tassa da pagare.
In un obbligo.
E tutto questo la rende inevitabilmente meno sostenibile.

Un messaggio che riguarda anche noi professionisti.

Questa riflessione non riguarda solo i pazienti.
Riguarda anche noi professionisti.
perchè a volte rischiamo di cadere nello stesso errore.

Il nutrizionista che riduce tutto al peso.
Il personal trainer che riconduce tutto alle calorie bruciate.

Il risultato è identico.
Si perde di vista l’obiettivo.

La salute.
La funzionalità.
La composizione corporea.
Il benessere.
La qualità della vita.
Gli anni che abbiamo davanti.

Se comunichiamo soltanto numeri, finiamo per convincere le persone che il loro corpo sia soltanto numeri.

E sappiamo bene che non è così.

Una corsa non serve a cancellare una pizza.
Serve a costruire un corpo più forte e più sano di quello che avevi ieri.

Forse dovremmo cambiare domanda

Forse invece di chiederci:
“Quante calorie ho bruciato?”
Dovremmo iniziare a chiederci:

Sono più forte?
Mi muovo meglio?
Mi sento più energico?
Dormo meglio?
Ho meno dolore?

Sto costruendo un corpo che mi permetterà di vivere bene anche tra dieci, venti o trent’anni?

Perchè sono queste le domande che contano davvero.

Il problema non è che 2 ore a settimana di palestra siano poche.

Il problema è aspettarsi che due ore possano compensare tutto il resto.
Perchè il corpo non è un conto corrente.
E l’attività fisica non è una punizione per quello che mangiamo, o per chili che abbiamo.
E’ una forma di cura.
E forse dovremmo ricominciare a considerarla per quello che è.

Non una gomma da cancellare.
Ma uno degli strumenti più potenti che abbiamo per prenderci cura di noi stessi.